Ricordi dal rifugio del cane – parte 5

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Quanti cani, gatti, rapaci notturni e diurni, gazze e uccellini di tutti i tipi ho raccolto abbandonati, feriti, affamati, alcuni con gravi handicap fisici? Impossibile ricordarli tutti.
Quanti addirittura ho riscattato, pagandoli un botto, pur di toglierli da situazioni critiche?
Quanti ho vegliato sperando in una guarigione?
Quanti ho portato a casa dal Rifugio per cercare di farli guarire anche se sapevo che non avrei potuto adottarli per sempre?
Alcuni mi sono rimasti impressi nel cuore e lo saranno per sempre.

Una sera di novembre pioveva che dio la mandava e io ed il mio ragazzo di allora stavamo percorrendo in auto una via molto trafficata. Improvvisamente, sotto il diluvio, scorsi in mezzo alla strada un qualcosa di grosso e scuro, un corpo di cane. Accostai immediatamente sulla destra presso un distributore di benzina ancora aperto. Scendemmo dalla macchina e l’uomo della pompa ci corse incontro.

“E’ là da un’ora, lo hanno investito.” ci disse, neutro, con la stessa intonazione che avrebbe usato per comunicare qualsiasi altra cosa, come se il fatto che un animale ferito, incapace di muoversi, in mezzo al traffico davanti ai suoi occhi non lo riguardasse. Non gli risposi. Dissi al mio compagno di cercare di fermare le macchine in corsa, presi una coperta e andai dal cane. Era un meticcio sui venti chili, di quelli che ormai in Friuli non si vedono più, un vero randagio, nero focato a zampe lunghe con un po’ di baffetti. Era cosciente ma non poteva muoversi né strisciare via perché le zampe da un lato erano entrambe spezzate e le ossa erano esposte. Mi guardò fisso. Non c’era altro che accettazione in quegli occhi ambrati. Con movimenti lenti e aiutata dal mio ragazzo feci passare la coperta sotto di lui, poi lo sollevammo e lo portammo in macchina. All’epoca non c’era un servizio veterinario di guardia, né cellulari, né Internet. C’era però la mia amica Carla e là ci dirigemmo. Il giorno dopo eravamo da Schiavi. Il bravo veterinario scosse la testa. Lui doveva partire per non so dove e comunque nessuno sarebbe stato in grado di rimetterlo in piedi. Le zampe erano spezzate in più punti ed anche il bacino non era a posto. Era sabato. Avremmo dovuto aspettare lunedì per portarlo da un altro bravo medico e mettere fine alle sue sofferenze.
Carla ed io, sono passati ormai 40 anni quasi, non abbiamo modo di cancellare dai nostri ricordi quel cane.

Mai un ringhio mentre cercavamo di occuparci di lui nel migliore dei modi, mai un’ombra in quello sguardo, solo fiducia, una fiducia onesta in noi come esseri umani. Era solo un povero vagabondo, chissà quante volte sarà stato scacciato da un cortile dove avrà cercato del cibo, quanto freddo e fame e sete avrà patito, quanta paura e smarrimento in quella situazione di dolore e immobilità. Eppure, la mattina del lunedì, al nostro arrivo nella stanza in cui lo avevamo messo, la sua coda prese a battere.
Ci stava salutando.

Mentre il veterinario spingeva lo stantuffo della siringa con il Tanax, il cane senza nome, stretto tra le mie braccia, emise un sospiro e partì verso il luogo dove tutti gli amici si ritroveranno un giorno, a qualsiasi specie appartengano.

E nel dolore, Carla ed io fummo costrette a sorridere perché quel veterinario che non ci conosceva disse: ”Se non ve la sentite di portarlo via voi non preoccupatevi, posso chiamare quelli del Rifugio del Cane.” “Veramente… siamo noi.” Fu la nostra risposta.

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Una storia che ha dell’incredibile, a lieto fine, è quella del piccolo Magoo.
Magoo era un meticcetto tipo volpino di proprietà della famiglia del dott. Gasparini, persona eccezionale, ostetrico di chiara fama e appassionato bird-watcher. Il medico, la moglie e le loro due figlie abitavano nel condominio dove all’epoca vivevo. Magoo era un personaggio. Il tipico esploratore solitario. Super simpatico ma molto indipendente.

Un giorno il cagnolino non rientrò dal suo giro di perlustrazione del quartiere. Cerca di qua e cerca di là, niente. Le bambine erano disperate e così anche i loro genitori.

Purtroppo, alla fine ci fu una segnalazione di una signora che aveva visto il corpo di un piccolo cane rosso raccolto dagli uomini della nettezza urbana.

Trascorse quasi un anno. Io svolgevo uno dei miei lavori saltuari, ero stata assunta in Posta per tre mesi come smistatrice di lettere. Avevo fatto amicizia con una ragazza, Graziella, che lavorava con me. Un giorno lei mi invitò a casa sua per un caffè. Abitava in una zona della città lontana dalla mia.

Parcheggiai sotto al suo condominio. E vidi un cane legato nel cortile. Era piccolo, rosso, con una faccia furba. Era Magoo!!! Lo chiamai e lui mi riconobbe subito. Incredibile! Salii di corsa dalla mia amica che mi disse che il cane stava perennemente legato e a volte gli davano dei tozzi di pane. La persona che lo deteneva era un tipo poco raccomandabile. Cosa avreste fatto voi? Io andai ad un telefono pubblico e chiamai subito casa Gasparini. ”Ho ritrovato Magoo! “.
Ovviamente non mi credettero. E allora agii. Mi accertai che non ci fosse nessuno in vista, entrai nel cortile, staccai la catena, aprii la portiera dell’auto. Magoo balzò dentro come una freccia. “Stai giù” gli intimai e lui, come se mi avesse capito, si spiaccicò sotto ad un sedile.
Guidai a tutta velocità. Come imboccai la nostra via, Magoo, incontenibile, prese ad abbaiare e a roteare. Arrivata a destinazione, lo feci scendere e suonai il campanello dei suoi veri proprietari! Non vi dico la festa!
Le bambine lo abbracciavano, la signora piangeva, il marito non credeva ai suoi occhi.
E Magoo… sgattaiolò in casa e,come d’abitudine, cercò di andare a bere nel bidè!

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