Ricordi dal Rifugio del Cane – parte 2

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Oltre alle zecche,ai ratti,al freddo,al caldo,allo stress, uno dei più grossi pericoli che i cani del Rifugio dovevano affrontare erano … gli esseri umani! In particolare, gli esseri umani della domenica, nella fattispecie gli esseri umani pieni di ammmore che la domenica dovevano in qualche modo dimostrare a loro stessi di rappresentare la salvezza per i poveri quadrupedi abbandonati. E arrivavano a frotte, con gli occhi colmi di lacrime, avvolti in pelliccia magari, o con i tacchi, attenti a mantenersi alla giusta distanza dalle pozzanghere maleodoranti per non farsi raggiungere dagli schizzi, con vocine lamentevoli e,soprattutto, con le tasche gonfie di biscotti che…letteralmente lanciavano dentro alle gabbie appena giravo lo sguardo!

Solo che la mattina del lunedì lo spettacolo che immancabilmente si presentava ai miei occhi era indescrivibile. A fronte di un pezzetto di biscotto 4 o 5 cani giacevano morti sbranati! Dov’erano gli umani amorevoli? A compiacersi di aver sacrificato la domenica mattina per portare sussistenza ai cagnolini del Rifugio!

Ma certamente il nemico numero uno dei cani del Rifugio erano le malattie. Oltre alla Parvovirosi e alle varie forme di Gastroenterite, un brutto giorno arrivò inaspettatamente la Malattia delle Malattie:il Cimurro!

Oggi, quasi nessuno di tutti i proprietari che regolarmente portano a vaccinare il loro cane sa cos’è il Cimurro e certamente non lo sanno gli idioti che non fanno vaccinare i loro cani “perché i vaccini fanno male”. Ma andiamo per ordine.

Mi arrivò una chiamata dal Canile Municipale che mi chiedeva se volevamo prendere in carico un non ben identificato animale che non era di loro competenza. Dissi che sarei andata a vedere.

Quando l’animale in questione,dal fondo di una gabbia ,fissò i suoi occhi nei miei capii che avrei dedicato la mia vita a far si che cose di questo genere non si ripetessero più. Si, perché l’animale non era un cane, era un lupo! Un lupo che aveva passato la sua breve vita legato ad una catena in una pizzeria per attirare clienti, un lupo,giunto ormai alla maturità,ingestibile, non vaccinato. Insieme a lui,in Rifugio,entrò il Cimurro.

Ben presto il lupo cominciò a presentare i classici sintomi: scolo nasale,pus negli occhi, abbattimento. Morì in breve tempo. Ma quel breve tempo fu anche troppo perché il virus attaccasse senza pietà gli altri ospiti.

Trenino, Birillo,la Setter Gordon che sorrideva,Lilla,Giorgio ad uno ad uno si ammalarono e quelli che sembravano aver superato la fase del “raffreddore” di colpo manifestavano i sintomi,ben più tremendi,quelli neurologici. Billy, Pinky,la lupetta con gli occhi azzurri,Bambi tutti,ad uno ad uno finivano in “infermeria”una stanza riscaldata da lampade a infrarossi. L’unica consolazione era la presenza del Gatto Infermiere, un micio striato che non si capisce come, non abbandonava mai e riscaldava con il suo corpo,i cani in fase terminale.

Il Cimurro passava come un orribile cavaliere dell’Apocalisse con la falce in mano e colpiva duro. Un’ottantina di cani morirono,pochissimi superarono tutte le fasi e sopravvissero ma come ricordo ebbero per tutta la vita i denti neri e i polpastrelli induriti.

Ad un certo punto cominciai io stessa ,cosa impossibile,ad avvertire i sintomi del Cimurro,fotofobia ecc,ma era ovviamente solo una somatizzazione del dolore profondo e del senso di impotenza.

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