Cani a staffetta: Il commercio dei cani che deve preoccupare

I fondi per i canili vengono invece investiti per venderli altrove, spostando solo il problema e sperperando soldi pubblici.
Adottare un cane a staffetta non è un gesto di sensibilità innocuo, ma può comportare dei rischi per la propria famiglia e non solo. Abbiamo chiesto a Daniela Castellani un parere da esperto.

Qualche giorno fa è uscito su “il Fatto Quotidiano” questo articolo : http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/14/cani-randagi-business-delle-trasferte-i-comuni-sborsano-decine-migliaia-euro/1154759/ , riguardante il fenomeno dei cani a staffetta.
Sotto un velo di buonismo nei confronti degli animali si nasconde una macchinazione economico-politica non propriamente candida. I cani a staffetta sono cani “salvati” dalla strada (o sbolognati altrove da alcuni comuni, che altrimenti non saprebbero come sbarazzarsene) e poi venduti in altre regioni o paesi.
Invece di costruire strutture tali da garantire loro una vita dignitosa e di applicare le norme già esistenti, alcuni preferiscono commissionare tali lavori a staffettisti di professione, con i soldi dei contribuenti.
Se la questione dello scaricabarile e del cattivo investimento di fondi pubblici è incresciosa, non è da trascurare la condizione dei cani e delle persone che decidono di adottarli. L’ apparente eroismo di chi adotta cani a staffetta nasconde pericoli per la propria famiglia e per gli altri cani. Abbiamo chiesto il parere di Daniela Castellani, direttrice di un Centro di Psicologia Canina riconosciuto ENCI, nonché autrice di vari testi riguardanti la cinofilia.
Chi si dedica a simili operazioni ha veramente a cuore il benessere dei cani? Che cosa li spinge?
Comincerò col dire che i cani randagi del sud sono diversi dai nostri perché spesso si accoppiano in libertà, i cuccioli nascono già allo stato ferale e la natura li seleziona non per le capacità di collaborazione con l’uomo ma, all’opposto, con la capacità di stare ben lontani da esso (flight behavior, o distanza di fuga molto ridotta rispetto a quella di cani randagi di I° generazione).
Chi si dedica a queste operazioni è spesso spinto da un senso generale di amore verso i cani, ma non supportato da conoscenze etologiche e veterinarie. Sono convinti che “salvare” un cane sia solo dare affetto, una casa e cibo, non rendendosi conto che adottare un cane quasi selvatico comporti dei rischi ben precisi. Faccio un esempio molto chiaro: poco tempo fa sono stata contattata da un uomo che soffriva di disturbi psichici che aveva acquistato un cane a staffetta dopo qualche contatto su internet. Il cane era estremamente aggressivo e non si lasciava avvicinare, mettendo in pericolo anche i genitori dell’uomo, che a loro volta soffrivano di difficoltà motorie. Siamo dovuti ricorrere all’aiuto dei cinovigili per portarlo in un canile, a causa della sua estrema aggressività. Un’amica, fortunatamente, lo ha avuto in riabilitazione e solo dopo mesi ha potuto affidarlo a qualcuno. La staffettista, probabilmente conscia del pericolo, dopo aver intascato una bella somma dell’uomo, non è stata più reperibile.
I cani a staffetta possono essere più facilmente soggetti a patologie o problemi comportamentali?
I cani a staffetta sono praticamente tutti affetti da problemi comportamentali di varia natura e a vari gradi: deprivazioni sensoriali in gran parte che portano a fobie e/o aggressività sia su persone che su altri animali. Il loro recupero psicologico è spesso lungo e difficile e va a buon fine solo se le persone vengono aiutate da un ottimo comportamentista pragmatico ed esperto.
Ci sono problematiche relative a malattie portate da cani a staffetta?
 Le malattie sono importanti: tipi di giardia resistenti agli antibiotici e leishmaniosi, entrambe trasmissibili all’uomo. Non escluderei la tenia echinococco (ma mancano studi su questo cestode), per non parlare di rogna sarcoptica e demodettica.
Quali potrebbero essere delle soluzioni alternative al fenomeno del randagismo?
Il randagismo si può combattere solo con una corretta educazione cinofila, con sterilizzazioni, con l’inserimento di microchip, con la realizzazione di canili moderni dotati di clinica veterinaria sul posto. Non è certo spostando i cani randagi che si risolvono i problemi. Bisogna evitare che si lascino cani liberi di circolare senza controlli. Le orde di cani vaganti sono estremamente pericolose per l’uomo. Possono arrivare ad uccidere! E’ già accaduto e accade tutt’ora. Cercate pure i dati sui casi di aggressioni letali da parte di cani su persone in Italia negli ultimi 10 anni!
Cosa direbbe a chi vuole adottare un cane a staffetta?

A chi vuole adottare un cane direi di visitare i canili e i rifugi della zona in cui vive, magari di passare un periodo da volontario, in modo da scoprire quanti cani aspettano una famiglia vicino a noi. Perché negare loro una vita felice? Certo, i canili del Nord sono probabilmente migliori di quelli del Sud, ma canili comunque rimangono! Non è che una punta di esterofilia spinge queste persone, che addirittura fanno arrivare cani dalle perreire spagnole? I cani a staffetta devono essere introdotti con intelligenza in ambienti molto diversi da quelli dai quali provengono. Se poi ci sono bambini io eviterei il rischio di adottare un cane già adulto senza conoscerlo.

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