Australian shepherd: la mia dolce Fly – di Daniela Castellani

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Era da poco mancato mio padre ed io vivevo, nell’appartamento che era stato suo, con mio figlio Nicola di tre anni. La nostra adorata Corgi Charlie, recuperata da maltrattamenti, purtroppo ci aveva anche essa lasciato a causa dei segni che la filaria aveva lasciato in lei prima che arrivasse da noi.

Non potevo assolutamente restare senza un cane.

Sfogliando un vecchio numero di una rivista cinofila una foto mi aveva colpito: due cani, un blue-merle e un red merle che saltavano in verticale. Ricordai allora di aver visto un esemplare di quella razza, una femmina blach tri, quando lavoravo presso un allevamento di cavalli aiutata dal mio vecchio compagno argentino Dollaro. Era un Australian Shepherd o Pastore Australiano, razza all’epoca non ancora riconosciuta dall’ENCI. Mi era sembrata una cagna onesta e decisi che quello sarebbe stato il mio prossimo amico a 4 zampe.

Se desideri davvero qualcosa l’Universo intero trama affinchè il tuo pensiero si realizzi. Sulla rivista vecchia di quasi un anno trovai un annuncio di una cucciolata australiana.

Telefonai, era rimasta una femmina, di ormai nove mesi che nessuno aveva voluto perché il nero del mantello in lei era predominante.

Questo “difetto” permise a me e a Fly di incontrarci e di condividere il cammino per ben 16 anni.

So che a posteriori nella memoria i difetti si smorzano e i pregi tendono a prendere il sopravvento ma non è questo il caso.

Fly non portò altro che gioia nella mia vita. Compagna più che affidabile, fu per mio figlio un’amica preziosa e per me una sorella. E’ passato un anno dalla sua scomparsa e solo ora trovo la forza di scrivere di lei.

Ai miei piedi riposa un suo bis bis bis nipote, il rosso Drover che un po’ mi ripaga per la sua perdita.

Fly, dolce Fly. Ebbe tre cucciolate e fu una madre esemplare. Ha sempre partorito in casa, nel nostro salotto pulitissima come sempre. Non è mai stata aggressiva con nessuno, né uomo né animale. A 10 anni ottenne il brevetto di cane da Pet-therapy presso un centro riconosciuto AIUCA. Non si contano le persone diversamente abili che lei ha aiutato. Ricordo alcuni incontri in particolare con un ragazzo di Spilimbergo, in coma vegetativo che lei comunque circondò della sua energia calma ed amorevole, senza nulla chiedere in cambio.

Sapeva ridere rivolta verso le persone scoprendo i denti cosa che aveva imparato a fare da adulta. Nessuno avrebbe confuso quel segnale confondendolo con un ringhio perché tutto il suo essere esprimeva allegria e tenerezza.

Troppo tenera anche con le pecore che finiva per leccare sul muso invece di abbaiare loro contro per radunarle così come leccava un piatto sbadatamente rimasto alla sua portata da gran ghiottona com’era.

Ma per me è sempre stato impossibile anche solo pensare di arrabbiarmi con lei.

Mi mancherà sempre e posso solo sperare che venga spesso ad incontrarmi in quel mondo di confine che è la terra dei sogni. Grazie amica Fly per tutto quello che mi hai dato.

Una vecchia poesia recita “Piange se parto, se non torno geme, se d’un fallo la mia man lo punisce, dolce mi guarda e quella man lambisce, chè ad un tempo gli dà carezze e pane. O mamme, quando passa un cane additatelo ai figli.”

Ho avuto moltissimi cani, miei o in affidamento e lavoro con centinaia di cani di clienti. Molte razze sono favolose per alcuni aspetti ma a volte i problemi si legano ai vantaggi come un’edera al tronco di un albero.

L’Australian Shepherd è credo in assoluto il cane più versatile che si possa pensare di avere: intelligente, leale e di una bellezza unica combinata con un’agilità fisica che lo porta ad eccellere in qualsiasi disciplina.

Purtroppo, ultimamente, la razza è andata di moda per cui vi invito a diffidare delle cosiddette linee da bellezza. Se volete un australiano cercate bene.

 

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