ANGELI IN PELLICCIA III

Ecco qui il terzo capitolo!Buona lettura!!

 

Capitolo III

Nebbia:due anime in un solo corpo.

L’ululato si alzava e si abbassava di tono, era come un canto, una musica selvaggia, e risvegliava in me echi perduti. Presto tutti o quasi i 150 cani del rifugio, prima in sordina, poi sempre più convinti, si unirono al richiamo. Era struggente, quell’ululato, e faceva vibrare l’aria di risonanze dimenticate ma, in me, facili da risvegliare. Parlava di un tempo lontano in cui uomini e lupi erano molto simili, quando l’uomo, per sopravvivere, doveva per forza prendere esempio da suo fratello, il lupo.

Doveva imparare da lui le tecniche di caccia, di appostamento, per potersi avvicinare alla preda. Doveva rubare con gli occhi la sua capacità di confondersi nell’ambiente, il suo passo felpato, la sua pazienza, la tenacia, il coraggio, che è solo capacità di vincere la paura e non l’assenza di questa. Perché senza provare paura non si può sopravvivere in un ambiente ostile come la taiga del grande nord. E’ la paura che ti fa valutare se il gesto che stai per compiere può portarti alla morte perché l’avversario può essere più forte di te.

Ma a volte la fame –altra pulsione inestinguibile -la tua fame, o quella che sai abitare nella tua tana o nella tua capanna, ti spinge oltre la paura, a correre un rischio per la vita e per la morte e a compiere il balzo finale o a uscire dall’ombra e scagliare la freccia. Molti soli e molte lune hanno viaggiato attraverso il cielo e solo l’ululato carico di nostalgia può farti fare il percorso a ritroso,travalicare i secoli. Quell’ululato mi commuoveva in modo particolare, quel giorno, perché conoscevo chi aveva dato il via al concerto.

Anche i cani sanno ululare e certe razze in particolare sono praticamente indistinguibili dal loro Grande Nonno quando rivolgono il naso alle stelle e cantano. Ma solo il grido del lupo ha dentro quella nota vibrante di una tristezza senza tempo, dove la nostalgia si fonde con un senso infinito di solitudine, una nota che ti fa sentire piccolo e inerme, parte di un tutto così vasto, così complesso, così meraviglioso che un nodo ti stringe la gola e , senza sapere perché, senti le lacrime scorrere sul viso. E quel giorno piansi, sapendo che l’anima di quel lupo, sfruttato per anni, incatenato a un palo per attrarre i clienti di una pizzeria e poi abbandonato vilmente in canile, stava per ricongiungersi all’anima di tutti i lupi venuti prima di lui.

E quell’ululato che voleva dire “riuniamo il branco” come tutti gli ululati vogliono dire, non era più rivolto a lupi viventi ma già era un richiamo per gli antichi avi che percorrono le piste tra le stelle, con lo stesso trotto infaticabile, da millenni e millenni. E per quel lupo, per il suo sguardo che mi ha cambiato la vita, e la cui grande ombra sento a volte alle mie spalle, ora sto di nuovo piangendo.

Per quel lupo e per tutte le migliaia di suoi fratelli fatti oggetto di stragi barbare e immotivate, perpetrate con una ferocia e un odio raccapriccianti, mistificate da giustificazioni pseudo-cattoliche dove il Male, il Demonio, doveva essere estirpato nella sua forma terrena.

Il Divoratore di Anime era il Lupo!

E allora non più fratello, non più esempio, non più compagno di caccia ma Bestia, Spirito Malvagio, Satana doveva essere estinto, bruciato sul rogo. E l’Uomo “civile”, l’uomo che si autodefinisce sapiens si arroga il diritto di distruggere una specie, figlia come tutti noi di Madre Terra, si siede su un trono troppo alto e da lì imperversa e senza pietà ma soprattutto senza razionalità, decide di falcidiare un essere vivente meraviglioso e utilissimo, un elemento insostituibile nella grande orchestra composta da tutte le specie. Tuttavia l’uomo, proprio lui, che, anche se non vuole ammetterlo, ha dentro di sé parte di quell’ombra che cerca di distruggere cercandola fuori di sé e proiettandola su esseri senza colpa, a volte si comporta in modo ambivalente.

E mentre da un lato cerca di distruggere il lupo, dall’altra ne è da esso attratto come una falena dalla fiamma. Perché sa che il lupo possiede ancora quell’innocenza che noi invece abbiamo perso (Eva docet) e sa anche che per lui il paradiso non è perduto, è ancora qui sulla Terra (e dove altrimenti?). Così l’uomo vorrebbe possedere l’anima del lupo e tenere accanto a sé un simulacro, svilito e asservito, un animale ancora ferale nell’aspetto ma“civilizzato”, edulcorato, limato,plasmato, plagiato.

Il mito del cane-lupo che non esiste se non in qualche sperduto villaggio alla fine del mondo dove forse ancor oggi femmine in calore di cani da slitta vengono legate ai margini della foresta perché possano essere coperte da maschi di lupo per generare una prole più forte…chissà…Ed ecco nascere il Lupo Cecoslovacco, il Cane lupo di Saarlos e il Lupo Italiano.

So che molti allevatori me ne vorranno ma penso anche che sia giusto esprimere il proprio pensiero.

Io pongo una domanda: perché? Perché cercare di riunire un qualcosa che la Natura da millenni ha separato? Non sarà , come dicevo, una sola ricerca estetica del “possedere” un lupo? Il vero lupo non può e non deve essere posseduto. E il cane è ormai così meravigliosamente cane che non può tornare indietro. Ci sono razze canine così ataviche alle quali ben poco un lupo potrebbe aggiungere in quanto a fisicità, capacità di sopravvivenza e tecniche di caccia. Pensiamo a dei groenlandesi, pensiamo ad uno Jamthund, cane di una bellezza straordinaria, capace,da solo, di arrestare un alce adulto, con i suoi latrati snervanti in grado di abbaiargli addosso anche per 24 ore in attesa del padrone-cacciatore.

Ma il cane per quanto selvaggio o indomito , è cane.

E il lupo è e deve restare lupo.

Soprattutto pensando che nella nostra società quante persone davvero in grado di fare il capobranco ad un lupo esistono? Una mattina d’estate una jeep di grossa cilindrata entrò nel cortile davanti a casa mia e da essa uscirono delle persone che mi colpirono molto per il loro aspetto esotico: sembravano indiani d’America o messicani. Scoprii poi che erano peruviani. Alla guida c’era un uomo sulla quarantina mentre sul retro c’erano la moglie e un paio di bimbi dai profondissimi occhi scuri. L’uomo andò ad aprire il portellone posteriore e lo fece con grande attenzione affinché il grosso cane che ansimava dietro al vetro non si catapultasse fuori senza controllo.

Era uno stupendo esemplare di lupo Cecoslovacco,femmina.

Mi sembrava giovane ma quando si sollevò sulle zampe posteriori per appoggiarmi le anteriori sulle spalle mi resi conto che era alta come me e doveva ancora compiere i 10 mesi. La folta pelliccia grigio-bianca ricopriva un corpo scarno ma costituito da un materiale equiparabile all’acciaio. La dentatura di un candore incredibile era di tutto rispetto,specialmente i canini lunghi almeno tre centimetri e mezzo. Durante le presentazioni di rito la lupa, Nebbia, cercò nell’ordine di mangiarsi il guinzaglio, rotolarsi a terra, mordere le mani del proprietario e staccare un dito a me per puro divertimento, senza ombra di classica aggressività. Apparentemente non aveva nessun atteggiamento di dominanza, non si imponeva col corpo, non ringhiava, non fissava, non si irrigidiva.

Solo sembrava non avere un reale controllo sulla propria scintillante attrezzatura offensiva. Quando prendeva in bocca un braccio umano, così, tanto per giocare, non dosava la stretta e faceva davvero male. Usava insomma la dentatura in un modo che mi sarei aspettata e che avrei giustificato in un cucciolo di due mesi. Nel frattempo,il proprietario, un tipo simpatico, sempre sorridente, nonostante la sua cagna cercasse di “uccidere” il guinzaglio, tirando e strattonando, non perdeva –apparentemente-la calma e cercava in qualche modo di mantenere il controllo.

Ma il morbido collare di cuoio non sembrava avere effetti di nessun genere sulla scatenata femmina. Marito e moglie in qualche modo cominciarono ad espormi il problema, anzi i problemi che Nebbia aveva iniziato a creare.

Primo: le fughe.

La lupa con agilità sorprendente saltava muri e cancelli e via… Solo che le fughe non erano fini a sé stesse o dettate da un semplice desiderio di libertà e di grandi spazi.

Infatti Nebbia quando usciva, andava a caccia, a caccia di cani!!!Era diventata il terrore di tutti i cagnolini del quartiere perché lei non si limitava a rincorrerli, no, il suo istinto atavico di predazione era così forte che lei li inseguiva per ucciderli. Inoltre dubito molto che una principessa lupesca come lei riconoscesse in quei botoletti abbaianti dei suoi simili pari rango! Secondo e più grave problema: i bambini non potevano più giocare in cortile perché Nebbia era diventata troppo violenta, li buttava a terra, li mordicchiava in un modo un po’ troppo doloroso.

Loro ormai avevano paura e non uscivano più di casa. Inoltre non si poteva dire che la cagna rispondesse ad alcun genere di ordine. Mentre loro parlavano io cercavo di costruire un modello mentale in modo da inquadrare il comportamento di Nebbia e poter così suggerire dei rimedi. Cominciai a spiegare in termini semplici come nella mente di un cane non possa esistere il concetto di democrazia. Il cane è strutturato per vivere all’interno di un sistema gerarchico piuttosto complesso e dinamico. Se nel branco-famiglia dove il cane vive nessun umano riesce a farsi riconoscere come leader, il cane è , in un certo senso, costretto ad assumere questo ruolo.

Dico costretto perché non tutti i cani desiderano accollarsi questa responsabilità.Infatti in un branco il maschio e la femmina alfa devono guidare i compagni, riuscire a riprodursi, catturare delle prede, educare i cuccioli, mantenere rapporti con altri branchi eccetera. Il loro è un impegno costante: devono continuamente dimostrare di essere i migliori, i più forti agli occhi del branco per guadagnarsi il futuro, per far si che siano proprio i loro geni a sopravvivere nel tempo.

Non è uno scherzo.

Il cucciolo che arriva nella nuova famiglia studia tutti gli appartenenti al gruppo, osserva gli atteggiamenti del corpo, ascolta i toni di voce, pesa la coerenza di ognuno.  Ci sono dei punti focali che aiutano a chiarire in modo semplice e assolutamente non violento, quale sia il posto di ognuno nella gerarchia. Esiste cioè un vademecum del buon leader, una serie di regole più facili a dirsi che a farsi che, se rispettate, aiuteranno il cucciolo a capire qual è il suo posto e gli daranno sicurezza. Si, perché l’errato inserimento del cane nel gruppo famigliare, può avere nella peggiore delle ipotesi due antitetici risultati. Se il carattere del cane è forte e di per sé sicuro , non avrà problemi ad occupare il posto di Alfa e finchè nessuno lo sfiderà, di certo non accadranno incidenti. Ma se per errore o ignoranza uno di questi cani apparentemente coccoloni viene sfidato, il ringhio prima e poi il morso saranno assicurati.

All’opposto esiste il cane timido che viene suo malgrado spinto a diventare leader.

La sua insicurezza nelle varie situazioni gli causerà stress, tensione, addirittura disturbi psicosomatici. Cercavo di illustrare la mia metodologia di lavoro che pensavo di impostare con Nebbia.

Per prima cosa – dissi – bisognava sottoporla ad un abbassamento gerarchico pilotato. Vidi i proprietari di Nebbia sgranare gli occhi e un grande punto interrogativo apparve nella loro espressione .

<<Ma sarà difficilissimo!>>esclamarono

<<No.>> Risposi <<Bisogna però seguire alcune regole.>>.

<<Se ce le spiega…noi faremmo qualsiasi cosa per Nebbia!>>

<<D’accordo! Primo: niente letti e divani, solo il capo ha diritto a riposare su luoghi alti.

Naturalmente se trovate Nebbia su una poltrona non dovete sgridarla o provare a tirarla giù di peso.

Meglio attirarla a terra usando un bocconcino o un gioco, per poterla ricompensare.

Poi, il capo mangia per primo, per cui chi porta da mangiare alla cagnolina bisogna che finga di mangiare qualcosa, solo dopo mette a terra la ciotola. Inoltre non si deve restare a guardarla mentre mangia altrimenti sembra che siamo noi ad aspettare i suoi avanzi. Questo pasto rituale si può ancora fare con Nebbia perché ancora non ha mai manifestato aggressività verso di voi. Nel caso di cani già conclamati morsicatori è necessaria una terapia farmacologia di supporto previa valutazione di un veterinario comportamentista per evitare rischi di aggressioni durante l’esecuzione di questa procedura. Dopo un po’ anche la ciotola deve essere tolta, vuota o mezza piena che sia.

Terzo: devono sparire giochi e giochini, peluche o palline, tutti gli oggetti “importanti”sono del capobranco che li impresta al cane per giocare insieme, poi li recupera scambiandoli con un boccone.

Quarto: il capobranco passa per primo attraverso le aperture principali della “tana”, perciò dovrete voi varcare per primi la soglia di casa all’entrata e all’uscita magari servendovi di due guinzagli se la lupa tirasse troppo, uno per persona.

Ed ora la regola più importante, la più difficile da un punto di vista psicologico umano. Si chiama Interruzione dei rituali di ricongiungimento del branco o per facilità Regola dei saluti. Quando si torna in presenza del cane dopo un minuto, un’ora, un giorno di assenza e lui fa quelle che noi umani chiamiamo “feste”, non dobbiamo considerarlo, né toccarlo, neppure guardarlo finchè non è tornato “normale”. Ci possono volere anche tre quarti d’ora, in certi casi. A questo punto quando il nostro amico peloso riprende a fare i fatti suoi, dobbiamo essere noi a chiamarlo e appena arriva premiarlo con un bocconcino-premio. Se si da attenzione a chi innesca il rituale, questo diventa capo.

Infine, dobbiamo insegnare al nostro cane l’esercizio del Guardami ovvero il contatto occhio –occhio>>.

<<Che cosa?!>>chiesero i proprietari di Nebbia.

Tirai fiato un attimo poi ripresi.

<<Dunque. Nel branco di lupi, il capo prima di partire per esempio per un’azione di caccia , deve essere sicuro di avere l’attenzione di tutti.

Avete mai sentito dire che fissare negli occhi un cane è una sfida che può comportare un’aggressione? Infatti, se per quel cane non siete un leader può sentirsi minacciato e attaccare. Invece noi insegneremo al cane che quando richiedete l’attenzione e lui ve la concede avrà un premio. Come nel branco di lupi il premio è rappresentato dall’azione stessa di predazione, noi insegneremo al nostro amico, tenendo un bocconcino appetitoso fra i suoi occhi ed i nostri, che quando i nostri sguardi si incroceranno al comando Guardami lui avrà un boccone . Importante è che il cane capisca che viene premiato non perché si siede salta o abbaia ma perchè ci fissa dritto negli occhi. Fondamentale quindi è il tempismo nel premiare al momento giusto.

Prestissimo appena sentirà frusciare il sacchettino dei premetti arriverà come un razzo e ci guarderà.

E noi –Bravo,guardami,bravo!.

Non possiamo insegnare nulla a un cane che non ci riconosce come leader e non ci dà la sua attenzione.>>

Ci sono sistemi di addestramento, ormai superati, secondo me, che si basano sulla coercizione e la violenza.

Ma io voglio che il mio cane mi rispetti, non che mi tema.

Non mi interessa farne uno schiavo, io desidero un compagno.

Se il cane ha paura del suo umano lavorerà per lui solo in sottomissione ma nel momento cruciale potrebbe essere che invece di intervenire per difenderlo o aiutarlo, scelga la fuga.

E a proposito di fughe. Secondo me Nebbia scappa perché non riconosce in nessuno di voi il suo leader e si sente autorizzata ad aprire la caccia per conto suo.

Il suo fortissimo istinto di predazione inoltre, che le viene dal bagaglio genetico di lupo, deve essere soddisfatto e se manca un cervo o un capriolo può andar bene anche un piccolo cane.”.

<<E il fatto che ci morde?>> disse la donna, improvvisamente <<Non lo fa per gioco, ci fa del male veramente.>> e mostrò le braccia coperte di lividi bluastri e ferite varie.

<<Qui il discorso è più complesso.

Secondo me, Nebbia non ha imparato a dosare la forza della stretta. Non posso esserne sicura ma probabilmente a Nebbia è mancato per qualche motivo l’insegnamento della madre su questo importantissimo aspetto comportamentale.

Vedete, quando i piccoli cuccioli fanno la lotta per gioco, accade spesso che uno morda troppo forte un fratellino e questo guaisce.

La madre arriva e punisce il cucciolo troppo violento che deve imparare da subito che mordere per gioco si può ma senza far male.

Purtroppo, o perché la madre è inesperta (forse troppo giovane) o perché ha troppi cuccioli, non riesce ad educare i piccoli in modo corretto. Risultano così cani che stringono troppo forte anche da adulti. Un vero lupo è raro che abbia cucciolate superiori a sei piccoli ed è la Natura a decidere quando per una femmina è giunto il momento di procreare cioè quando si sarà dimostrata forte e saggia. L’uomo, a volte, o perché la razza è di moda o perché ha molte richieste di cuccioli fa coprire cagne immature incapaci di dare i giusti insegnamenti ai loro piccoli. Oppure, come nel caso di quei poveri cagnoletti destinati ai negozi, essi vengono separati prematuramente dalle madri, per questioni di business. Oltre a cani incapaci di dosare la potenza del morso si hanno, come possibile conseguenza della separazione prematura, anche cani ipercinetici ovvero animali che non riescono a stare mai fermi e ai quali è difficilissimo insegnare qualcosa perché la loro attenzione non si fissa su nulla per più di pochi istanti.>>.

Intanto che parlavo Nebbia si era innervosita sempre di più.

Era incapace di rilassarsi semplicemente come molti cani fanno dopo un po’.

Non cedeva.

Mordeva e tirava il guinzaglio a più non posso e visto che in questo caso il guinzaglio era il mio, decisi che era ora di farla smettere.

Provai con un leggero strattone ma i denti del cane si strinsero sempre di più.

Cercai di distrarla con un bocconcino e poi con una pallina ma niente, allora dovetti, rischiando, stringere un po’ con le dita le sue labbra per costringerla ad aprire la bocca e mollare la presa. Evitai per un soffio un bel morso e con una torsione del braccio riuscii a fermare il balzo della lupa e a portarla al mio fianco.

Dopodiché ripresi a parlare.

Adesso finalmente la cagna mi guardava.

Purtroppo nel caso di Nebbia i proprietari avevano lasciato passare tutta l’infanzia, non si erano affermati come capobranco pensando, come molti, che tanto, con il tempo, la cagna si sarebbe calmata. Errore. Ogni animale è un soggetto a sé stante, le regole vanno modificate a seconda del carattere e della situazione ambientale.

Ciò che funziona per uno, può essere totalmente inutile per un altro.

Nebbia era un cane splendido ma assolutamente ingovernabile.

Giunta alla pubertà totalmente priva di regole, stava cominciando ad imparare che con la forza poteva ottenere ciò che voleva. Non era assolutamente “cattiva” ma si era autopremiata già troppe volte; aveva capito che fuggire da casa le assicurava il divertimento della caccia anche senza umano, se buttava per terra un bambino questo fuggiva e le lasciava il pallone a disposizione, se mordeva il guinzaglio il padrone le rivolgeva tutte le attenzioni.

Diedi ai due signori i compiti per casa. Per circa due settimane avrebbero dovuto assolutamente impedire a Nebbia di scavalcare la recinzione, nel frattempo dovevano affermare la propria autorità, decisi e senza violenza. I bambini avrebbero dovuto avvicinare il cane solo se tenuto al guinzaglio del padre e Nebbia doveva venire premiata ogni volta che si fosse mantenuta calma. Fatto questo,avremmo potuto in seguito insegnarle qualche semplice ordine di base come seduto,resta e terra.

I 14 giorni passarono in un lampo ed arrivò il momento di iniziare il lavoro con Nebbia.

Purtroppo, fin dall’inizio, capii che il compito sarebbe stato arduo.

Accade a volte che un cane viene accolto in casa e magicamente tutto fila liscio fin dall’inizio. A parte qualche pipì sul tappeto e qualche ciabatta rosicchiata, non si creano problemi.

Invece, altre volte, il feeling non scatta e succede di tutto, come nel caso di Nebbia. La spiegazione era anche abbastanza semplice: il proprietario era spesso assente per lavoro, la moglie non aveva assolutamente polso per educare un tipo di cane che, vuoi a causa della razza di appartenenza, vuoi proprio per il suo carattere, risultava scarsamente docile e poco disposta a farsi guidare. Inoltre non avevano mai avuto cani ed iniziare un percorso cinofilo come un Lupo Cecoslovacco secondo me, presenta troppe incognite.

Iniziammo la lezione.

Come mi aspettavo a casa avevano lavorato poco sull’attenzione, non avevano cercato un tipo di boccone davvero appetitoso per Nebbia che all’ordine Guardami semplicemente cercava di strappare il premio dalle mani del padrone. Quando gli consigliai di tenere il bocconcino stretto nel pugno per non farselo rubare, Nebbia per tutta risposta , compiendo balzi prodigiosi, cominciò letteralmente a strappare le maniche della camicia dell’uomo che in breve si ritrovò con le braccia scoperte e la maglietta a brandelli!!

La cosa incredibile era che l’uomo oltre a gridare “Nebbia,no!” e a ridere, non si impegnava assolutamente per cercare di controllarla.

Dovetti farlo io.

Presi il guinzaglio e cercai di entrare in sintonia con la mente del cane.

Questa è una parte difficile da spiegare ma ci proverò lo stesso. Quando lavoro con un cane, il mondo intero letteralmente sparisce intorno a me. Non guardo più nulla, ci siamo solo io e lui. Cancello tutti gli stimoli esterni e attraverso il contatto occhio-occhio, senza parole e con gesti sicuri, comunico al cane quello che mi aspetto da lui. Al 90% mi riesce facile e immediato con tutti i cani o, se il cane è molto dominante o molto pauroso almeno per così dire riveliamo l’uno all’altra il nostro carattere.

Nel caso di Nebbia fu impossibile.

La lupa sembrava non cercare contatti di nessun genere e tanto meno era disposta a collaborare.

Lo sguardo sfuggente la diceva lunga sul suo atteggiamento mentale e mi resi subito conto che se avessi passato il segno, lei non ci avrebbe pensato due volte ad attaccare. Riuscii comunque a “spiegarle”che non volevo piegarla, volevo solo che camminasse al mio fianco senza strozzarsi e senza slogarmi la spalla e sinceramente ad un certo punto con me Nebbia iniziò a lavorare.

Si sedeva su comando e riusciva a restare ferma.

Con il proprietario tutto ciò era impossibile.

Nulla che lui le mostrasse , catturava la sua attenzione.

Andammo avanti così per tre o quattro lezioni, sempre molto brevi, poi un giorno accadde un fatto strano.

Siccome il proprietario era assente per lavoro, Nebbia arrivò accompagnata dal fratello più giovane di questi.

Era un bel ragazzo dai tratti da pellerossa, pelle olivastra, capelli neri, lunghi, lisci, tenuti legati con un laccetto di cuoio dietro la nuca. Indossava una T-shirt con impresso il muso di un lupo e appeso al collo oscillava un ciondolo indiano. Con lui Nebbia fu irriconoscibile: marciava al piede senza strattonare, eseguiva il richiamo, il resta e soprattutto non perdeva un attimo di vista, con sguardo adorante, il giovane uomo.

Ero felicissima.

Ecco risolto il mistero.

Questo era il capobranco che Nebbia si era scelta, gli altri ai suoi occhi di lupo valevano meno di zero.

Ed infatti non faticai a riconoscere in lui le innate qualità di un buon leader: voce bassa e non isterica ma capace di modularsi dal secco No al dolce Braaava, movimenti lenti e sicuri, imposizione del corpo. Soprattutto traspariva dal ragazzo amore e fiducia nei confronti della lupa . Senza paura né esitazione il giovane si faceva rispettare ma era subito capace di premiare senza indugi quando un ordine veniva ben eseguito.

Nebbia non era più lo stesso cane.

Per un paio di volte fu lui a venire al mio campo di addestramento ma il fratello rientrò dal viaggio di lavoro e riprese le lezioni.

Fu allora che Nebbia cominciò a manifestare un comportamento fobico.

Avevano appena iniziato la marcia al piede quando la lupa iniziò a irrigidirsi,poi ruotò di scatto su sé stessa e iniziò a mordersi la coda.

Provai una sensazione di gelo.

Adesso eravamo precipitati in un vero e proprio problema comportamentale.

Infatti il proprietario mi confermò che <<Si,ogni tanto ruota su sé stessa, si prende la coda, cade a terra e non molla.>>.

Solo che loro pensavano fosse un gioco!

Provai a distrarla con una pallina ma non c’era verso: vinta dallo stress, Nebbia scaricava su sé stessa la sua tensione. Alcune razze in particolare per esempio il Pastore tedesco e il Bull-terrier, assumono questo comportamento ossessivo di mordersi la coda o di rosicchiarsi e leccarsi le zampe mentre altre, soprattutto il Dobermann, si succhiano il fianco.

Ho visto con i miei occhi soggetti che si erano addirittura amputati pezzi del corpo. Quando il cane va in stress, magari per una cosa banale che non provocherebbe nessuna reazione in un altro suo simile, comincia a leccarsi e mordicchiarsi. Il corpo genera subito delle endorfine, sostanze rilassanti, ed il cane entra presto in un circolo vizioso.

Stress- autolesionismo -endorfine- relax.

In alcuni casi solo la terapia farmacologia, unita alla terapia comportamentale, può salvare il soggetto. E in casi gravi si arriva alla soppressione dell’animale quando l’autolesionismo si innesca anche in assenza di stress. Purtroppo molti proprietari , gli stessi disposti a pagare cifre altissime per sottoporre il proprio beniamino a cure mediche in caso di fratture o malattie varie, sembrano aborrire l’idea di trattare anche solo per brevi periodi il proprio cane per patologie comportamentali.

E’ come se non volessero ammettere che il loro cane non è felice.

Oppure sembra loro inaccettabile l’idea che il proprio cane possa aver bisogno di ansiolitici.

Siamo davvero riusciti a far diventare i cani quasi una cartina al tornasole, rivelatori del male di vivere.

Essi vivono con noi e così strettamente al nostro fianco, da assumere persino comportamenti aberranti che ci aspetteremmo più in un umano stressato che non in un “semplice”animale. Nebbia , per me,è un esempio di come acquistare un cane di una certa razza solo per l’aspetto possa davvero essere un errore molto grave. Non è una buona idea scegliere un compagno per la vita solo perché ci piace esteticamente che sia a quattro o…a due zampe!

Non so più nulla di Nebbia dato che i suoi proprietari sono troppo impegnati con il lavoro e i bimbi, mi auguro che, come avevo suggerito, il giovane fratello del proprietario della lupa passi molto tempo con lei,portandola a spasso e facendola lavorare. Mi auguro soprattutto che le due anime di Nebbia, quella selvaggia di lupo e quella più domestica, di pastore tedesco, alla fine riescano a fondersi insieme.

 

Cane lupo cecoslovacco

Nel 1955 furono fatti degli accoppiamenti fra Pastori Tedeschi e Lupo dei Carpazi allo scopo di ottenere un animale con il vigore fisico del lupo ed il coraggio e la voglia di collaborare con l’uomo del Pastore Tedesco da affiancare alle guardie di frontiera. La razza fu riconosciuta nel 1982.

Questo cane è indicato solo per persone molto esperte e conoscitrici dell’etologia dei canidi.

Morfologicamente assomiglia ad un vero lupo, la folta pelliccia è grigia con maschera di solito bianca. Il maschio è alto dai 65 cm.in su e la femmina dai 60 in su. Il carattere è solitamente altamente dominante specialmente nei maschi. Qualche femmina invece può essere schiva e diffidente. Si sta rapidamente diffondendo anche nel nostro paese.

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